Missione compiuta. Era fondamentale non perdere il derby, non solo per il discorso della superiorità cittadina, e il Genoa ha rispettato le consegne, tremando solo nei minuti finali, dopo che l’ingresso dei rinforzi su entrambi i fronti aveva fatto emergere un netto distacco a favore di la Samp. Anche in quel periodo, però, i rossoblù non stavano guardando, ma sprecarono delle buone occasioni in campo aperto per ferire gravemente i loro “cugini”.

Grifo indubbiamente promosso all’esame della finestra del derby: del resto ha solo tremato in occasione del palo timbrato dallo scatenato Keita e sì deve rimpiangere il mancato fischio del pessimo arbitro La Penna, reo di aver ignorato un fermo di Tonelli su Pandev, provocando il contropiede vincente dei “cugini”. Genoa più convincente in termini di pericolo offensivo e anche nell’atteggiamento mentale, improntato allo spirito di sacrificio, che ha caratterizzato decine di raddoppi difensivi in ​​ogni zona del campo. Il temuto predominio tecnico dei doriani si è così arenato contro l’effettiva fase di copertura dei rossoblù, capitalizzati nei due difensori centrali Zapata (errore non solo) e Goldaniga e anche nei centrocampisti centrali. Le uniche smagliature si fanno sentire sulle fasce, dove Criscito non chiude su Jankto nella circostanza del vantaggio Sampdoria e Biraschi, sulla destra, soffre enormemente contro gli ottimi Damsgaard e Augello. Il capitano e vice-capitano, invece, torneranno in panchina non appena i titolari Zappacosta e Pellegrini (schierati ieri in finale) saranno al “vertice”.

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